venerdì 7 maggio 2010

Soldati romani al tempo della Tetrarchia, fine del III° sec. A.D.

Nell'ultimo quarto del III° secolo, la trasformazione dell'aspetto e della organizzazione militare romana termina il suo lungo e lento corso per rimanere presso che inalterata nel secolo a venire.
Le tuniche a manica lunga con i clavi interrotti e le decorazioni sulle spalle ed ai bordi inferiori sono ormai di uso comune anche nella popolazione civile. L'uso di pantaloni lunghi ( brache ) e di fasce protettive per le gambe è ugualmente diffuso nelle situazioni gravose ed un tipo di pantalone, aderente e prolungato a coprire il piede, diviene, al contrario, un abbigliamento per gli alti ranghi e si diffonde alla aristocrazie civili.
























L'antico bastone nerboruto di vite, simbolo del potere dei centurioni, è sostituito da un altro più lungo con un sostegno superiore, il mantello militare riporta spesso i decori delle tuniche ed il berretto rotondo, di tessuto o di pelliccia, diviene un simbolo dello stato militare.























La lunga spada della cavalleria è da tempo adottata anche dalla fanteria e portata a sinistra. Gli antichi scudi rettangolari a tegola sono scomparsi definitivamente a favore di quelli piatti quasi rotondi. Solo i Pretoriani, probabilmente hanno scudi ovali con una leggera convessione.
L'ultima forma di pilum con doppio appesantimento scompare a favore di una lancia da urto accompagnata da diverse forme di aste da lancio. Le maglie di ferro sono spesso lunghe a coprire le cosce ed hanno la manica lunga.






















Anche l'uso degli ultimi elmi a "T" sopravvissuti cessa completamente, forse solo alcuni modelli, riccamente decorati e dotati di maschera centrale asportabile, sono ancora indossati da qualche truppa di guardia personale dell'imperatore. I nuovi elmi derivano la loro forma e tecnica costruttiva direttamente da quelli in uso nei popoli Sarmati con cui i Romani sono spesso venuti in contatto.






















Un ufficiale Pretoriano indossa un elmo chiuso riccamente decorato prodotto diversi decenni prima e la pesante lorica di scaglie da tempo caratteristica della guardia Pretoria.



I nuovi elmi sono costruiti mediante l'unione con rivetti di varie parti modellate separatamente e con estrema semplicità rispetto all'unico pezzo che costituiva i modelli precedenti . Un risparmio di abilità artigianale che ne permetteva una produzione diffusa ed uniforme su tutto il territorio dell'impero.



































Nel periodo di continue rivolte militari intestine e guerre di difesa dalle invasioni esterne sia ad Oriente che in Occidente, le repentine necessità di contingenti militari nelle varie aree di crisi diffuse l'uso di dividere le Legioni per mandarne contingenti nei vari territori di guerra. Questi contingenti venivano spesso uniti a due a due in nuove unità che, una volta terminata l'azione bellica, non facevano più ritorno alle legioni d'origine. Questa frammentazione portata avanti nel corso dei decenni  determinò una reale consistenza numerica delle legioni drasticamente più bassa, sostanzialmente ridotta ad un quarto di quella antica !
La riorganizzazione militare di Diocleziano in questo senso, non fu perciò una rivoluzione, ma una burocratizzazione di uno stato di cose già esistente per meglio affrontare le necessità militari dell'epoca.
Nuove legioni dalla consistenza di 1000/1500 unità furono create e di queste,  la "Gioviana" e la "Erculiana", costituivano senz'altro l'elite per organizzazione ed armamento, con le estese corazze di scaglia o maglia e gli emblemi dell'aquila sugli scudi.

Ufficiali alle porte di Luxor.

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