domenica 23 luglio 2017

Legionario Erculiano 300 A.D. epoca di Diocleziano






































Alla fine del III° secolo una serie fortunata di guerre mettono fine alla drammatica crisi che aveva caratterizzato i decenni precedenti. L'avvento di Diocleziano al potere rende possibili una serie determinante di cambiamenti e ristrutturazioni militari e civili nell'impero.
Vengono istituite in varie parti del territorio delle grandi Fabbriche di materiale bellico, la cui produzione di armi, scudi, elmi e corazze è molto stardardizzata e distribuita in modo uniforme alle varie unità.
Gli elmi sono ora quelli conici a segmenti rivettati, mutuati dalle popolazioni medio-orientali e Danubiane oppure sono a due o più elementi rivettati ad una cresta centrale con una tecnica mutuata dall'impero Sassanide.
Le loriche di maglia di ferro o di scaglie sono spesso estese sino al ginocchio ed hanno le maniche lunghe.
Gli scudi hanno le dimensioni e costruzione dei precedenti e riportano i simboli delle nuove unità create, come nel caso in figura.
La larga bandoliera, che aveva caratterizzato l'aspetto dei militari precedenti, perde progressivamente il suo uso sostituita da una altrettanto larga cintura di tradizione germanica come simbolo dello "status"  militare.
Si diffonde anche l'uso di pantaloni che comprendono anche il piede e sono abbinati a calzari molto scollati adatti a questo nuovo tipo di indumento.
I foderi delle spade perdono definitivamente il grosso terminale rotondo sostituito da uno meno vistoso ovale.
Le lance continuano ad essere ornate da fasce colorate.














Questo reperto archeologico, proveniente dal distrutto arco di Diocleziano, raffigura due militari con elmi conici, lancia, scudo quasi rotondo, e loriche a maniche lunghe una di maglia di ferro ed una di scaglie.
L'apparenza è certamente molto lontana da quella del legionario del primo impero ed anticipa un aspetto medioevale.

























Ecco la ricostruzione di uno dei due elmi ritrovati in Egitto della fine del III° secolo.
La struttura è notevolmente robusta benchè priva di ogni decoro, i paraguance sono poco coprenti ed il paranauca è sostituito da una bandella di maglia di ferro.
Questa costruzione diverrà un modello comune nei secoli a venire.

venerdì 21 luglio 2017

Legionario II° Erculia 270 A.D. epoca di Aureliano






































Le stele funerarie ed i bassorilievi del III° secolo raffigurano i militari, prevalentemente, con le loro armi e scudi ma senza elmo e lorica.
Questo ha indotto gli studiosi, per decenni, ad ipotizzare che nel cosiddetto periodo della "crisi del III° secolo" i soldati ne avessero abbandonato l'uso per una sorta di "barbarizzazione" che li induceva ad amare il combattimento in maniera indisciplinata e libera da costrizioni.
Nulla di più sbagliato, come è stato in seguito dimostrato. In quel secolo di continue guerre, sia civili che di difesa dalle incursioni, i militari erano molto ben equipaggiati, come e forse ancor più che in altre epoche.
Alcune caratteristiche tecniche guardavano ad una maggiore praticità e semplicità costruttiva. come i grandi scudi piatti dai bordi di cuoio certamente più economici in termini di tempo e materiale di costruzione. Come pure l'abbandono delle loriche segmentate, efficaci ma di facile usura e difficile manutenzione.
Il legionario in figura indossa un collare di scaglie sopra una maglia di ferro mediamente estesa.
L'elmo è l'ultimo modello, rinvenuto incompiuto nel 260 A.D. , di questo genere di elmi di fanteria molto coprenti col coppo ottenuto dalla lavorazione di una unica lastra di metallo e dai paraguance ottenuti in un unico pezzo basculante sulla fronte e fissato al retro del coppo da una cinghietta di cuoio.
Completano le difese dei paragambe molto semplici di metallo.
Bandoliera, spada e cinturone militare sono quelli in uso all'epoca.
Una mano regge una asta usabile sia da urto che da lancio, lo scudo raffigura il semidio Ercole vestito di una pelle di leone e con una pesante mazza.

























Ritrovato in ottime condizioni questo esemplare, ultimo di una lunga tradizione costruttiva degli elmi militari romani.
I decori sono ridotti al minimo ed i rinforzi incrociati sul coppo sono solo impressi e non applicati.
Si trattava comunque di un ottimo elmo dal punto di vista difensivo e certamente nella seconda metà del III° secolo dovevano essere molti quelli ancora in circolazione assieme ai nuovi elmi conici a segmenti adottati dagli arcieri e dalla cavalleria di derivazione Sarmatica.
Anche le cuffie di scaglie dovevano essere abbastanza diffuse come pure l'uso in battaglia, da parte di alcuni, di un semplice berretto frigio.

























Ecco un elmo dalla tradizione costruttiva dei primi del III° secolo rivisto in alcuni particolari per renderlo più in sintonia con la produzione successiva. Il picco è fissato alla rovescio e sotto al paraguance destro è saldato un elemento che si fissa a quello sinistro creando la copertura totale dei paraguance in un unico pezzo.























Le scagli dei collari erano cucite nel modo classico e cioè libere sotto.
La costruzione delle scaglie era molto più veloce e semplice di quella della maglia di ferro, ma la cucitura delle stesse nei diversi punti delle loriche, per consentire una agevole indossabilità e movibilità, era il frutto di una sapiente esperienza artigianale.
Nella ricostruzione archeologica possiamo vedere quanti tipi diversi di fori sono applicati per differenziare le cuciture.






giovedì 20 luglio 2017

Cavaliere Catafratto 270 A.D. epoca di Aureliano






































I continui scontri con le cavallerie corazzate medio-orientali prima dei Parti, poi dei Sassanidi, ha stimolato nell'esercito romano la volontà di adottare quelle caratteristiche tecniche che lo avevano colpito. Da sempre i romani hanno assimilato senza problemi, dai propri nemici, le armi che sembravano loro particolarmente efficaci.
Attorno alla metà del III° secolo viene stanziata a Milano una consistente riserva militare di cavalleria pronta a muoversi dove occorresse a supporto dei confini o delle sorti dell'imperatore.
Questa riserva comprendeva questa nuova figura di cavaliere : il Catafratto (o Clibanario nel lessico gergale militare) cioè un soldato estesamente protetto da armatura, senza scudo perchè adotta la lunga asta da urto (Conto) da gestire a due mani, e monta un cavallo anch'esso estesamente protetto da armatura.
Il notevole investimento per questo nuovo tipo di combattente ha penalizzato quello riguardante il classico legionario (probabilmente per ogni catafratto avrebbero potuto mettere in campo almeno tre legionari) ma le nuove minacce esterne avevano necessità di diverse strategie legate alla velocità di trasporto e di intervento.
Purtroppo l'efficacia di questi reparti non fu mai pari al loro spettacolare aspetto perchè nell'imitare le cavallerie medio-orientali, i romani si erano fermati all'aspetto e non alle strategie..che comprendevano, per i medio-orientali, un uso massiccio della cavalleria leggera di arcieri a scompaginare il fronte nemico supportati dai Clibanari stessi (che portavano in una faretra di cuoio appesa alla sella arco e frecce) prima che partissero al leggero galoppo con la lancia in resta.
I cavalieri romani non avevano archi e frecce ed agivano solamente come un reparto da urto, spesso senza la coordinazione con gli arcieri a cavallo, così che un robusto fronte di fanteria era sufficiente a bloccarli.
Il cavaliere in figura indossa la lorica di scaglie cucite anche inferiormente, tipica dell'epoca, sopra una estesa maglia di ferro a maniche lunghe. Le gambe sono protette da paragambe di metallo con estensione mobile al ginocchio. Bandoliera e spada sono quelle comunemente in uso.
L'elmo è un modello che rappresenta l'estrema evoluzione degli elmi di cavalleria : il coppo è profondo, il paranuca poco esteso ed i paraguance sono costruiti in un unico pezzo imperniato sulla fronte e fissato dietro la nuca da un cinturino di cuoio.
Il cavallo è protetto da una armatura a scaglie composta da due elementi, uno per il corpo ed uno per il collo.
Il muso è protetto da una maschera di metallo decorata che protegge anche gli occhi con due griglie semisferiche.






































A sinistra, nella ricostruzione archeologica, possiamo vedere un particolare delle scaglie cucite al supporto che poteva essere di stoffa o pelle.
La spina centrale del pezzo a protezione del corpo non era ricoperto di scaglie e quest'ultimo non era esteso fin sotto la pancia del cavallo ad infastidire le gambe come, invece, erroneamente, viene rappresentato in diverse ricostruzioni artistiche.
La maschera in tre pezzi, imperniati in maniera semovibile, è riccamente decorata e fissata al muso del cavallo tramite stringhe di cuoio.

























Il reperto è in un ottimo stato di conservazione.



























Ecco la ricostruzione archeologica dell'elmo del cavaliere in figura.
Elmi particolarmente decorati sono spesso stati intesi nei decenni scorsi come attrezzature "sportive" o da "parata" ma gli esperti sono ora concordi nel considerare come erronea questa denominazione perchè i romani erano pragmatici e ciò che veniva costruito doveva servire ad uno scopo pratico e non vi erano, se non per l'imperatore e, forse, a qualche persona a lui vicina, elmi e corazze di pura rappresentanza.
Questa costruzione con i grandi paraguance uniti in un unico pezzo basculante sulla fronte è da intendersi come l'ultima evoluzione dei protettivi elmi precedenti e la ricchezza della fattura di alcuni esemplari ne garantiva certamente un utilizzo ed una vita maggiore di altri della stessa epoca di costruzione.

martedì 18 luglio 2017

Arciere 270 A.D. epoca di Aureliano






































Nel III° secolo lo scambio di frecce e giavellotti che un tempo precedeva lo scontro vero e proprio, assume un maggiore peso ed i legionari specializzati in questo aumentano di numero e di status.
Gli arcieri non sono più solo di estrazione medio-orientale ma provengono anche dai territori Danubiani come quello rappresentato in figura che indossa un elmo ovale del tipo a segmenti di ferro e bronzo con paraguance e maglia di ferro come paranuca.
La sua arma è l'arco composito di legno, osso e resine di grande efficacia, a tracolla una faretra di cuoio contiene le frecce ed una ascia di piccole dimensioni completa la sua dotazione.
Un giaccone ( subarmalis) di lino o pelle imbottito con crini di cavallo o lana infeltrita costituisce la sua difesa. L'uso di tali giacconi al posto della maglia di ferro o della scaglia era molto diffuso e rendeva più economico il proprio equipaggiamento e conferiva maggiore agilità in situazioni dove lo scontro corpo a corpo era più raro rispetto ad un legionario delle prime file.
La cintura militare è quella dell'epoca con il grande anello di metallo ed i doppi pendenti.


















Nella ricostruzione di un bassorilievo il militare è circondato dalle sue dotazioni, tra le quali è visibile il giaccone imbottito (subarmalis) che era indossato sotto le loriche metalliche per attutirne l'effetto dei colpi.
Il metallo delle loriche impediva alla lama di una spada di ferire ma il fendente era comunque paragonabile ad una bastonata, l'imbottitura del subarmalis si occupava appunto di assorbire questo colpo.
Tali giacconi erano indossati anche senza la lorica per fornire una media protezione ai militari delle file arretrate o che necessitavano di maggiore agilità.

























Le asce sono da sempre presenti nell'equipaggiamento dei militari per fini logistici, ma modelli di più piccole dimensioni si diffondono per un uso bellico e forniscono una arma, di più economica costruzione rispetto ad una spada, per equipaggiare per esempio arcieri appiedati.

lunedì 17 luglio 2017

Legionario orientale metà del III° secolo A,D.






































Nella metà del III° secolo l'impero sta vivendo una profonda crisi politica , imperatori effimeri si susseguono gli uni agli altri, lo stato di guerra è permanente sia per le continue incursioni ai suoi confini che per le lotte interne di potere. Ne consegue, naturalmente, anche una profonda crisi economica ed una costante svalutazione della moneta.
In queste condizioni la produzione degli elmi molto coprenti e protettivi il cui coppo è ottenuto dalla lavorazione di una unica lastra metallica si fa sempre più rara, per la mancanza di risorse, di tempo e della particolare conoscenza artigianale delle maestranze. Un elmo di bronzo non terminato e datato attorno al 260 A.D. è l'ultimo esemplare ritrovato della antica tradizione costruttiva.
Gli elmi conici ottenuti dalla rivettatura di vari spicchi di metallo sono di più semplice produzione e si diffondono soprattutto tra le cavallerie.
Reperti archeologici come quello di Dura Europos ci mostrano soldati con ampie loriche di scaglia e cuffie, anche esse di scaglia, al posto dell'elmo. Alcuni soldati non indossano le cuffie e sono a capo scoperto. Molto probabilmente questa tradizione costruttiva dei soldati Palmireni ha influenzato i militari romani che ne sono venuti in contatto ed è stata adottata per sopperire velocemente alla carenza di elmi in quegli anni di continue guerre.
Considerando che un elmo di buona fattura se non veniva compromesso in battaglia poteva essere indossato per una ventina d'anni o più , il panorama di uno schieramento militare, attorno alla metà del III° secolo A.D. doveva essere dei più vari, comprendendo vecchi elmi, nuovi elmi conici a segmenti, cuffie di scaglia e non pochi a capo scoperto con berretti frigi.
Nella figura il legionario indossa una lorica di scaglie a maniche lunghe applicate (il solo modo che ne permette tecnicamente la costruzione e l'indossabilità) , una cuffia di scaglie dalle dimensioni inferiori a quelle della lorica per una migliore vestibilità.
Bandoliera, spada e cintura militare sono quelle in uso all'epoca. La lancia ha una decorazione colorata che la percorre per intero, una tendenza estetica che caratterizzerà anche gli anni a venire.
Lo scudo è piatto ed ovale ma con un rapporto tra altezza e larghezza diverso dagli scudi ovali classici che lo hanno preceduto, è ora molto più tondeggiante e questa forma continuerà ad essere adottata anche nel secolo a venire.

























Ecco una ricostruzione tratta dal reperto archeologico di Dura Europos che ci mostra il soldato con la lorica di scaglia a manica lunga, con la lunghezza al ginocchio ed il cappuccio.

























Lo scudo è composto da robuste assi di legno, il bordo è cucito in cuoio, la forma è piuttosto rotondeggiante e l'immagine , come molte altre insegne dell'epoca raffigura un dio nelle vesti di guerriero. le antiche simbologie delle cornucopie e dei fulmini, sono scomparse.





























In una immagine tratta da un manoscritto del Virgilio Vaticano datata ai primi del IV° secolo, si vedono chiaramente dei soldati con scudi ovali, lance e loriche di maglia di ferro con cappucci pure di maglia di ferro. In altre pagine dello stesso manoscritto, altri soldati, sono equipaggiati nel medesimo modo solo con un elmo al posto della cuffia.
Questo induce a pensare che l'uso alternativo della cuffia si sia mantenuto per molto tempo.

domenica 16 luglio 2017

Arciere a cavallo medio orientale metà del III° secolo A.D.






































Dall'epoca dei Severi si diffonde nell'esercito, in ogni ambito dell'impero, l'uso dell'arciere ausiliario a cavallo.
Si tratta sostanzialmente di un arciere medio-orientale come già lo conosciamo, cioè caratterizzato da un elmo conico di ferro dalla costruzione a segmenti o di bronzo ottenuto da unico elemento metallico imbutito, spesso privo di paraguance e paranuca sostituiti da maglia di ferro o scaglia.
Si difende con una lorica a maglia di ferro o a scaglie e le sue armi sono un arco di materiale composito portato in una faretra di cuoio appesa alla sella ed una spada.
Tunica e pantaloni sono per lo più quelli tipici delle regioni di provenienza, così come le acconciature della criniera e coda del cavallo ed i colorati pendenti delle imbrigliature.
La sella stessa può non essere quella classica a quattro corni ma modelli tipici in uso nelle regioni di provenienza.

























Ecco varie ricostruzioni di elmi medio-orientali di tipo conico costruiti a due o più segmenti e privi di paranuca, sostituito da una bandella di scaglia o anche dei paraguance sostituiti da una maglia di ferro.
Il modello n° 1 dotato di protezione nasale è della cavalleria corazzata Sassanide e sarà preso a esempio per gli elmi costruiti nelle fabbriche romane di armi dall'ultimo quarto del III° secolo in poi.

























Gli archi erano il frutto di una articolata costruzione che univa tra loro diversi materiali come il legno, l'osso e particolari resine.
Forniva una forte tensione alla corda che garantiva una notevole capacità di penetrazione della freccia non ostante le sue dimensioni non troppo grandi, dimensioni che ne permettevano un uso agevole anche a cavallo.
Gli esperti arcieri a cavallo si allenavano al tiro al galoppo anche all'indietro ed erano certamente un tipo di cavalieri dalla grande efficacia tattica.

venerdì 14 luglio 2017

Mzzuolatore Palestinese della metà del III° secolo A.D.






































Ecco un fante Palestinese della metà del III° secolo nel suo classico aspetto caratterizzato dall'elmo a forma conica , dalla corazza a lamelle cucite tra loro solo orizzontalmente e indossata sopra un subarmalis di pelle dai vari strati sfrangiati in basso ed alle braccia.
Lo scudo è rotondo di medio-piccole dimensioni con un umbone centrale appuntito a tronco di cono.
La sua arma è una mazza di legno con la testa ricoperta da rinforzi in metallo che viene brandita a due mani.
Completa la sua dotazione un lungo coltello portato in vita.
Si hanno testimonianze storiche dell'uso con successo di truppe di questo tipo contro la cavalleria corazzata che, avvicinata agilmente da questi fanti ne veniva colpita disastrosamente e cadeva disarcionata. Una volta a terra, stordita ed appesantita dalle ampie armature, diveniva facile preda.
Questa tattica di opporre una semplice fanteria con mazze contro la costosa, poderosa ma non agile cavalleria corazzata è stata praticata con successo dall'imperatore Aureliano contro la cavalleria corazzata Palmirena e dall'imperatore Costantino contro la cavalleria corazzata di Massenzio.

























In questa ricostruzione di una stele si può vedere un legionario romano con la lorica segmentata ad elementi larghi, tipici delle ultime produzioni di questa manufatto, lo scudo ovale e , soprattutto una mazza le cui grosse dimensioni ci fanno protendere a considerarla una arma e non il classico bastone di comando tipico dei centurioni.
Al capo indossa un classico berretto (pilos) adottato come altri dai militari.

























Ecco una ricostruzione di una lorica di lamelle cucite orizzontalmente, i singoli elementi hanno forma stondata. La struttura semi-rigida ne impone la forma e le dimensioni.

lunedì 10 luglio 2017

Lanciario della legione IV° Scitica 230 A.D. epoca di Alessandro Severo







































Ecco un legionario Lanciario , cioè specializzato nel lancio di leggeri giavellotti che porta con se in una faretra di pelle.
Già dal III° Secolo gli scontri campali erano preceduti da uno scambio di lanci di proiettili di vario genere e questa azione non si limitava ad una breve scaramuccia prima dello scontro vero e proprio con l'avanzata contro il nemico, ma diveniva parte importante e decisiva dello scontro.
Per questo motivo lo status di Lanciario era considerato superiore ad altri.
Nell'immagine il legionario è raffigurato nel modo in cui era più frequente poter vedere un soldato romano in azione, cioè è armato delle sue armi specifiche in questo caso i giavellotti, è dotato dello scudo che ne identifica l'appartenenza, ha bandoliera, spada e cintura tipiche dell'epoca ma non indossa lorica ed elmo se non in caso di battaglia campale.
Possiamo anche supporre che, posizionato nelle file posteriori di uno schieramento, avrebbe potuto presentarsi senza elmo e lorica anche nel caso di battaglia campale.
Sul capo ha un berretto frigio con una sorta di sottogola a trattenerlo in posizione come lo possiamo riscontrare in diversi reperti archeologici.

























Nella stele si possono vedere chiaramente la faretra contenente i giavellotti, lo scudo ovale, la larga e decorata bandoliera e la cintura militare con il grosso anello di ferro.























Ecco una fedele ricostruzione dell'equipaggiamento del secondo quarto del III° secolo.
La tunica a maniche lunghe non ha più le due strisce colorate ( clavi ) che la percorrono per intero ma, al contrario si interrompono e creano piccoli terminali a freccia di varia foggia. A fianco sulle spalle possono aggiungersi altre corte strisce degradanti.
I pantaloni lunghi hanno soppiantato definitivamente le braghe a mezzo polpaccio e l'uso di protezioni di stoffa o pelle alle gambe è ormai generalizzato.
Il mantello, usato inizialmente solo dalla cavalleria, sostituisce gradatamente la paenula con cappuccio nelle dotazioni dei legionari e rimane in uso solo ai pretoriani confermando la classicità del loro abbigliamento.

giovedì 6 luglio 2017

Cavaliere Contario 230 A.D. epoca di Alessandro Severo


Dall'epoca dei Severi la tipologia del soldato di una Ala di cavalleria (armato di corta lancia da urto, faretra di giavellotti, ampio scudo, spada e lorica di medie dimensioni) non è più la sola. Ad essa si aggiungono cavalieri più pesantemente protetti e dotati della lunga asta da urto da gestire a due mani, il Conto,  rendendo impossibile l'uso dello scudo.
Anche arcieri a cavallo con loriche medie o senza alcun tipo di protezione diventano piuttosto usuali.
In figura il cavaliere indossa una lorica di maglia di ferro a maniche lunghe caratterizzata dalla piastra pettorale riccamente decorata e da linee di maglia in bronzo a creare un disegno geometrico sulla maglia di ferro.
L'elmo è un modello di ferro dal coppo molto profondo e dal pomello centrale che regge la coda di crini di cavallo.
Protezioni di ferro alle gambe completano l'equipaggiamento.
Bandoliera, spada e cintura militare sono quelle tipiche dell'epoca.

























Ecco un reperto archeologico che mostra una decoratissima piastra pettorale in un unico pezzo tipica delle maglie di ferro dell'epoca.

























Ecco il reperto archeologico ben conservato dell'elmo di ferro con inserti in bronzo raffigurato.




















A sinistra la ricostruzione del reperto archeologico raffigurato.






































Ricostruzioni archeologiche delle bandoliere dell'epoca con l'ampio pomello rotondo al cui interno era agganciata la parte finale sottile proveniente dalla schiena.


















La classica sella romana a quattro corni assolveva bene allo scopo di trattenere il cavaliere sia dal ribaltamento posteriore che dalla scivolata laterale a destra o sinistra e consentiva, non ostante la mancanza delle staffe che arriveranno secoli più tardi, l'uso di una lancia da urto.

martedì 4 luglio 2017

Pretoriano 230 A.D. epoca di Alessandro Severo






































Ecco un soldato Pretoriano dell'epoca di Alessandro Severo, un primo aspetto che lo caratterizza è l'adozione del classico scudo rettangolare a tegola, ormai in disuso nelle legioni e divenuto perciò simbolo di quella classicità ricercata nell'equipaggiamento dei pretoriani. I bordi sono ora di cuoio cucito e non più di metallo in sintonia con la tecnica costruttiva dell'epoca e l'immagine dipinta raffigura, oltre alle caratteristiche luna e stelle, il leone.
Un elmo decorato e molto coprente privo dei grossi rinforzi incrociati è dotato di un pomello sul coppo nel quale può essere inserita una coda di crini di cavallo come nei medesimi tipi usati dalla cavalleria.
La lorica segmentata, prodotta in sempre minor quantità e con caratteristiche di semplificazione tecnica, cede il posto ad una più rappresentativa lorica a scaglie indossata sopra un subarmalis di pelle. Braghe di un colore diverso da quelle legionarie e gambali di metallo completano il suo aspetto.
La larga e decorata bandoliera regge una spada dalla caratteristica elsa a forma di testa d'aquila, caratteristica degli ufficiali e dei pretoriani.
Il pilum è sempre con due bocce di appesantimento ma perde il grosso attacco in legno per l'asta metallica. L'asta di legno è ora decorata con strisce dei colori del reggimento.






































In questa stele funeraria è ben visibile il pilum con il doppio appesantimento e le bande sull'asta, la decorata bandoliera, l'elsa a forma di aquila e le altre caratteristiche del tempo cioè il fodero della spada con il terminale rotondo, la cintura militare con il grosso anello di metallo, le maniche lunghe della tunica,  l'ampio mantello con frange fermato sulla spalla destra.


























Ecco il reperto archeologico dell'elmo raffigurato, i grossi rinforzi incrociati sul coppo sono scomparsi a favore di un decoro a forma di perline, il picco frontale è molto esteso e si vede il foro centrale che ospitava il pomello centrale.
Molto probabilmente la famiglia degli elmi in metallo o bronzo di più semplice fattura e dotati dei rinforzi incrociati era ancora in uso dai legionari e comunque da tutti i soldati che non avevano la possibilità di rinnovare il proprio equipaggiamento.
Occorre ricordare che un elmo, se non danneggiato in battaglia, poteva essere usato tranquillamente per 20/30 anni e questo ci fa immaginare quanto variegato dovesse essere l'aspetto di un reggimento di soldati.




















Ecco la ricostruzione dell'elmo rappresentato sopra ed un altro similare.
Si può notare la grande profondità del coppo e la forte inclinazione verso il basso della zona paranuca dovuta ad esigenze proprie della cavalleria : in caso di caduta da cavallo un paranuca esteso ed orizzontale  avrebbe causato seri danni al collo del cavaliere.
















Nella statua che raffigura i Tetrarchi a Venezia è chiaramente visibile la caratteristica elsa a forma di aquila.






































Ecco un reperto archeologico di una spada con pomello terminale a forma di aquila .